Uke Waza

(Tecniche di Parata)

 

KARATE NI SENTE NASHI: "non c’è tecnica offensiva nel karate". Dietro quest'espressione c’è tutta l’etica della "via della mano vuota".

Da quando il karate è nato si è sviluppato come un'arte d'autodifesa, le cui tecniche si sono altamente sviluppate. La maggior parte di esse sono eseguite con le mani.

Tra le diverse teorie per eseguire le parate, ne prendiamo in esame solo due:

- Opporre ad una forza che ci sta colpendo un’altra forza a 90° ad essa perpendicolare. Il vantaggio di questa parata esiste solo nel caso che chi para sia molto robusto rispetto all’attaccante, infatti, si può infliggere molto dolore al braccio o alla gamba dell’avversario. Di contro alla fine anche chi para potrà subire danni fisici dovuti agli eccessi del continuo sfregamento delle ossa.

- Imprimere con il braccio, una forza centrifuga al braccio o alla gamba dell’avversario.

Indubbiamente questo secondo metodo è il più idoneo, perché con un minimo sforzo si possono deviare colpi molto potenti senza alcun rischio.

Le tecniche di parata vengono usate a seconda delle situazioni:

1) Forza dell’avversario e, quindi, propria forza.

2) Altezza.

3) La nostra posizione in relazione a quella dell’avversario.

Per quanto riguarda l’altezza, una persona può essere suddivisa in tre parti:

  1. Gedan: dai piedi all’anca (cresta iliaca).
  2. Chudan: dall’anca (cresta iliaca) alla base del collo.
  3. Jodan: dalla base del collo alla sommità del capo.

Di conseguenza ogni parata viene specificata a seconda dell’altezza dell’attacco (Gedan, Chudan, Jodan).

 


Passiamo ora a guardare alcune parate fondamentali nel dettaglio:

Gedanbarai | Sotouke


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"Introduzione al Karate".