Introduzione al Kumite

 

 

Nel Karate il combattimento di allenamento si definisce Kumite, termine "okinawense" il cui significato è reso dall'espressione italiana "scambio di tecniche". Come lo stesso termine indica, si tratta di un metodo d'allenamento dalle finalità esclusivamente tecniche, che non sottintende un confronto qualitativo, né, tantomeno, un combattimento reale; piuttosto esso è da intendersi come mezzo di crescita verso la perfezione nell'arte.

Alle basi psicologiche del Kumite abbiamo dato ampio risalto nei precedenti capitoli. Ci soffermeremo ora su gli altri fattori che intervengono nel determinare il successo in combattimento, in primo luogo sulla preparazione ginnico-atletica. Il karate, come tutti gli sport, richiede il conseguimento di una forma fisica adeguata alla prestazione da raggiungere. In particolare, ai fini del combattimento è necessario far ricorso a delle metodiche che tengano conto dell'aspetto traumatico della pratica e che mirino dunque ad un adattamento del fisico alle violente sollecitazioni cui deve essere sottoposto. Oltre all'allenamento al contatto, che si attua sia con esercizi di coppia che con l'uso di attrezzi specifici, risulta molto utile in tal senso la stessa propedeutica tecnica. Questa prevede un avviamento al combattimento graduato in fasi di volta in volta più complesse: dall'Ippon K. (attacco su di un passo) al Sanbon K. (attacco su tre passi) e Gohon K. (attacco su 5 passi), dal Kihon K.(esercitazioni di base), al Ohyo K.(esercitazioni semi-libere) per arrivare infine al Jiyu Kumite (combattimento libero). Di contenuto prettamente tecnico, esse si basano sull'esecuzione preordinata e schematica di attacchi e parate. Questo tipo di esercitazione affonda le sue radici nella originaria concezione giapponese dell'allenamento nel Budo. E' infatti molto simile, nell'esecuzione e nello spirito, ai kata delle arti tradizionali come il kendo od il più moderno judo. Non si tratta quindi solo di una mera esibizione stilistica: bensì lo scopo di questa pratica è di arrivare ad una esecuzione che sia dimostrazione di reale efficacia, in cui ogni gesto sia diretta emanazione dello spirito; è ricerca e raggiungimento di una perfezione artistica in cui i movimenti del corpo sono calibrati e ritmati dalla perfetta compenetrazione mentale fra i due karateka.

Nonostante le evidenti differenze e i diversi gradi di difficoltà di esecuzione, tutte queste esercitazioni hanno le stesse finalità tecniche e psicofisiche. In primo luogo l'assimilazione e la corretta esecuzione del gesto nonchè lo studio della sua peculiare utilità tattica. Altro elemento comune di analisi è la distanza, la cui corretta valutazione è indispensabile per una perfezione formale dell'esecuzione e per determinarne la reale efficacia. Nel corso di tutte le suddette esercitazioni propedeutiche si dovrà prestare molta attenzione all'approfondimento dell'aspetto tattico del Kumite, da considerarsi forse ancora più importante di quello tecnico. "Colpire dopo aver vinto" è infatti uno degli insegnamenti fondamentali del Bushido. Il significato è ovvio: non si può affidare la vittoria alla casualità di un colpo sferrato, sia pur con efficacia, senza consapevolezza; si dovrà piuttosto imparare a costruire una situazione tattica che ponga  l'avversario di fronte alla inevitabilità della sconfitta. Per ottenere un simile risultato è necessario penetrare a fondo i concetti di  Maai, Hyoshi, Yomi sui quali si fonda la "sublime arte" dell'Hejo: la strategia.


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"Karate Kata Kumite"