Aspetti Psicologici e Psicofisici

 

"La tecnica è nulla senza lo spirito"

Nello specifico di questa ricerca il concetto appena espresso ha, a nostro avviso, il pregio di riassumere con efficacia il senso di quell’insieme di esperienze di apprendimento e di insegnamento che costituiscono l'essenza stessa di questa forma di autodisciplina. Il linguaggio filosofico, infatti, designa con il termine spirito una sostanza incorporea, fondamento dell'attività pensante e conoscitiva dell'uomo nelle sue diverse forme e gradi, capace di estendere la sua influenza ad ogni azione del singolo ed in grado di guidare la vita corporea. Tenteremo ora di vedere come questo concetto abbia molto più di qualcosa in comune con l'essenza stessa del Karate.

Il retaggio giapponese, quando si sofferma a descrivere il variegato mondo delle "Arti Marziali", non intende mai alludere ad esso come al semplice risultato di una abilità sportiva. Piuttosto fa riferimento ad un ben più complesso lavoro, la cui prima dimensione potrebbe, grosso modo, essere identificata con la forza cosciente della padronanza del nostro corpo, acquisita mediante il sacrificio dell'eserc1zio fisico; mentre una seconda, non meno importante ma di certo più eterea e più difficile da cogliere, avrebbe la propria sorgente di efficacia nella "vacuità" dello spirito stesso. Ovvero in una dimensione raggiunta attraverso una riflessione ed un esercizio spirituali che mirino a cogliere un fine che è interiore ma al tempo stesso non disgiunto dalla vita quotidiana. Anzi intrinsecamente collegato a quest'ultima come risultato estremo dei propri sforzi, come diretta esperienza della vita nel suo valore più puro.


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"Karate Kata Kumite"